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L'archivio

Il ricco e poliedrico archivio di Guido Ucelli è un prezioso e fondamentale strumento di conoscenza storico-archeologica e scientifica, vero e proprio testimone della straordinaria vicenda di recupero delle navi di Nemi negli anni trenta del Novecento

L'archivio cartaceo costituito dall'ingegnere Guido Ucelli negli anni in cui fu promotore dell'impresa di recupero delle navi romane di Nemi è gestito dalla Soprintendenza archeologica, belle arti, e paesaggio per l'area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l'Etruria meridionale e conservato presso il suo Archivio storico, dopo essere stato donato dalla famiglia Ucelli allo Stato.
I circa seimila documenti dell'Archivio Ucelli svelano i molteplici rapporti intrapresi dall'ingegnere con le istituzioni governative, culturali e scientifiche, italiane ed estere, affinché il recupero e la conservazione delle due navi romane e gli studi su di esse potessero essere compiuti con risultati di eccezionale rilievo. (...)

Il progetto di informatizzazione

L'informatizzazione completa dei documenti dell'archivio Guido Ucelli consente oggi una fruizione semplificata ed aperta ad un ampio pubblico.

La notevole rilevanza storico-artistica, critica e tecnico-scientifica dei documenti raccolti negli anni dall'ingegnere Guido Ucelli ha portato ad una scelta finalizzata alla conservazione illimitata nel tempo di materiali così delicati, quali sono quelli cartacei, ossia la informatizzazione completa dell'archivio. L'obiettivo rincorso non ha avuto come unico scopo la conservazione dei documenti, ma anche la possibilità di conoscerli completamente, non solo intuitivamente, e di rendere possibili eventuali ricerche da compiere all'interno dell'archivio, rapide e semplici, sommarie o particolareggiate, secondo le esigenze dei fruitori. (...)

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Guido Ucelli

Guido Ucelli "di Nemi", industriale, umanista e innovatore; protagonista della prima metà del XX secolo.

Guido Ucelli nacque a Piacenza il 25 agosto 1885.

Fino al compimento degli studi liceali rimase nella città natale, per poi trasferirsi a Milano per studiare Ingegneria Industriale ed Elettrotecnica presso il Politecnico. Il 2 novembre 1909, appena laureatosi, entrò a far parte di una delle più importanti aziende meccaniche della Lombardia, la Società Costruzioni Meccaniche Riva. Il 4 marzo 1914 sposò Carla Tosi, figlia dell'industriale Franco Tosi, con la quale ebbe cinque figli. Nel 1915, dopo pochi anni di lavoro nell'Ufficio Tecnico della Riva, fu nominato Consigliere Delegato e Direttore Generale e, da allora, la sua molteplice attività di ingegnere, dirigente e industriale si rivolse allo sviluppo di tale gruppo societario e delle sue consociate; fu infatti Vice-presidente e Consigliere Delegato della Società Alessandro Calzoni di Bologna e Presidente della Società Riva Finanziaria. (...)

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Il recupero delle navi romane di Nemi

L'impresa di recupero delle navi di Nemi è considerata una delle più straordinarie imprese archeologiche del XX secolo.

Le navi di Caligola (37-41 d.C.) – esempio unico di imbarcazioni cerimoniali da parata, dei veri e propri palazzi galleggianti – furono oggetto di depredazioni e maldestri tentativi di recupero fin dal XV secolo e fino alla fine dell'Ottocento. Il primo a tentare di riportali alla superficie fu Leon Battista Alberti nel 1446 su incarico del Cardinale Prospero Colonna; seguirono altri infruttuosi tentativi che fecero emergere dal lago alcuni reperti, soprattutto nel 1895 in occasione delle ricerche dell'antiquario Eliseo Borghi il quale riuscì a recuperare alcuni bronzi decorativi e mise in luce la presenza di due scafi – e non di uno solo, come si credeva fino ad allora – rendendo evidente la necessità di procedere ad un recupero serio. (...)

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Il museo delle navi romane

Il museo nato negli anni trenta del Novecento per proteggere le navi di Caligola emerse dal lago di Nemi è il primo esempio di struttura museale concepita in funzione del suo contenuto.

Sin dal 1926, anno in cui ebbero inizio i progetti e i lavori di recupero delle navi sommerse nel lago di Nemi, fu costante la proposta di ricoverare le opere rinvenute nel lago in una struttura museale da erigersi nella zona pianeggiante della sponda, detta "Il Giardino". Nel 1933 il Ministero della Marina decise di intervenire repentinamente per evitare il degradarsi degli importanti monumenti; si coinvolsero enti pubblici e privati per ottenere l'offerta di studi, materiali e risorse economiche per la realizzazione dell'opera. (...)

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