L'archivio cartaceo costituito dall'ingegnere Guido Ucelli negli anni in cui fu promotore dell'impresa di recupero delle navi romane di Nemi è gestito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per il Lazio e conservato presso gli uffici del Museo delle navi di Nemi, dopo essere stato donato dalla famiglia Ucelli allo Stato.
I circa seimila documenti dell'Archivio Ucelli svelano i molteplici rapporti intrapresi dall'ingegnere con le istituzioni governative, culturali e scientifiche, italiane ed estere, affinché il recupero e la conservazione delle due navi romane e gli studi su di esse potessero essere compiuti con risultati di eccezionale rilievo.
Vi ritroviamo i resoconti delle udienze con il capo del governo, durante le quali il suo spirito di conoscitore incalzava l'avanzamento degli scavi e un intervento più deciso da parte dello Stato per la costruzione del museo per il ricovero delle navi. Sono poi documentati i costanti contatti con i ministeri della Pubblica istruzione, dei Lavori pubblici e della Marina, da cui ricevette e a cui fornì una infinita quantità di informazioni per i suoi studi e per il coordinamento dell'impresa.

Fondamentale per gli studi relativi a tutti i cimeli recuperati dal fondo e sulle rive del lago, preliminari alle scelte conservative effettuate poi dalla Commissione archeologica nemorense, fu il coinvolgimento di istituti industriali e laboratori scientifici. Le carte conservate dall'ingegnere Ucelli mostrano il vero e proprio lavoro da lui svolto dietro le quinte attraverso questi enti.
Dallo studio attento del fondo si possono anche comprendere i metodi di lavoro e le tecniche di ricerca archeologica e scientifica utilizzate al tempo, sia in ambito nazionale che internazionale.

Di massima rilevanza è il contenuto epistolare, relativo al fitto scambio di opinioni e contributi su ricerche comuni, tra l'ingegnere Ucelli e specialisti di diversi ambiti, come Luigi Jacono che attese ai rilievi delle due navi, Giuseppe Cultrera primo direttore dei lavori di scavo, Pericle Perali e Olga Elia studiosi d'arte antica.
Non si possono non citare i direttori e i funzionari di istituzioni museali internazionali con i quali interagì per lo studio delle opere conservate presso questi istituti, recuperate durante gli scavi ottocenteschi condotti nella zona del tempio di Diana¹.

Di notevole rilevanza appaiono tutte quelle relazioni tecniche, resoconti di riunioni, lettere e appunti grazie ai quali si viene a conoscenza della lunga diatriba che ha coinvolto per anni molti esperti nella scelta di un corretto metodo per la conservazione delle due navi.
L'archivio Ucelli si compone anche della maggior parte delle fonti necessarie alla ricostruzione storica delle vicende relative alle due navi e al loro recupero definitivo; molte volte le notizie sugli interventi, la musealizzazione, la distruzione, ma anche molti dei dati tecnici emersi dagli studi su di esse sono documentati grazie a carte inedite, mai pubblicate.

L'archivio custodisce anche un cospicuo corpus fotografico che testimonia ogni singolo aspetto dell'impresa, dai giorni della firma delle convenzioni al momento dell'inaugurazione del nuovo Museo navale di Nemi negli anni Cinquanta. Anche in questo caso, spesso si tratta di esemplari unici poiché durante la seconda guerra mondiale il deposito di Genzano, che conservava la documentazione fotografica relativa all'impresa, fu distrutto dai bombardamenti.

Infine, un dato sicuro che risulta dallo studio approfondito dell'archivio è la quasi totale corrispondenza dei documenti raccolti quali fonti per la redazione dell'opera pubblicata da Ucelli nel 1940, Le navi di Nemi: molte delle fotografie che esso conserva sono state pubblicate in tale testo; tra gli appunti personali dell'ingegnere si leggono frasi e riferimenti bibliografici e si ritrovano disegni e dati riconoscibili all'interno della pubblicazione; infine, tutte le relazioni intraprese con i diversi studiosi e le istituzioni precedentemente citati, e le loro pubblicazioni, risultano essere le principali fonti dell'opera.

L'archivio si presenta oggi come uno strumento che da un lato appare specifico, minuzioso e completo, dall'altro eccezionalmente poliedrico; il suo studio denota l'entità del ruolo di Guido Ucelli nel compimento dell'impresa nemorense e il valore che hanno i documenti da lui raccolti nella ricostruzione di ogni particolare della vicenda. E non solo, perché la lettura di questi testi mette in luce anche altre vicende archeologiche, studi di diversi ambiti scientifici, episodi sulla conservazione delle antichità, sull'attività scientifica di musei e altre istituzioni italiane e internazionali. Abbiamo, poi, a disposizione i carteggi di altri studiosi, quali Vittorio Malfatti e Ugo Antonielli, a cui l'ingegnere poté accedere e che riprodusse personalmente, e una ricca rassegna stampa raccolta tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del Novecento che, non essendo limitata al solo argomento nemorense, mostra uno spaccato dell'Italia prima e dopo la seconda guerra mondiale.

¹ Ad opera di Sir John Savile Lumley nel 1855 e Luigi Boccanera nel 1887. Gli istituti interessati sono il British Museum di Londra, il Museum of Fine Arts di Boston, l’Art Gallery di Nottingham e la Gliptoteca Ny-Carlsberg di Copenhagen