Sin dal 1926, anno in cui ebbero inizio i progetti e i lavori di recupero delle navi sommerse nel lago di Nemi, fu costante la proposta di ricoverare le opere rinvenute nel lago in una struttura museale da erigersi nella zona pianeggiante della sponda, detta "Il Giardino". Nel 1933 il Ministero della Marina decise di intervenire repentinamente per evitare il degradarsi degli importanti monumenti; si coinvolsero enti pubblici e privati per ottenere l'offerta di studi, materiali e risorse economiche per la realizzazione dell'opera.

Il progetto si deve all'architetto Vittorio Ballio Morpurgo, esponente di spicco dell'architettura italiana degli anni Trenta che a Nemi è stato fortemente influenzato dal tema e dalla cultura classica. Il progetto Morpurgo – che prevedeva la costruzione del primo museo, fino ad allora, costruito in funzione del contenuto e non adattato ad esso – offriva una soluzione ottimale per la conservazione delle due navi che occupavano una rilevante superficie ed erano di altezza modesta, soluzione adatta anche a mettere in risalto i minori ma non meno interessanti oggetti recuperati dal fondo del lago: due ambienti affiancati, a pianta rettangolare, un corridoio longitudinale centrale e delle corsie laterali; due serie di archi a sostegno della copertura, a tetto per i due ambienti principali e a terrazza per le tre gallerie; dalla galleria tra i bacini, destinata ad accogliere gli altri cimeli, per due scale ad elica si accede ad una passerella che corre intorno alle due navi; le corsie d'ispezione si congiungono in una galleria superiore destinata originariamente all'esposizione di ulteriori ritrovamenti archeologici, dalla quale si poteva avere una visione simultanea dei sue scafi dall'alto.

I lavori iniziarono il 29 settembre 1934. Il 15 ottobre 1935, nonostante le interruzioni dei lavori dovute al ritrovamento dell'antica strada romana che conduceva al Santuario di Diana, erano già ultimate le principali strutture dell'edificio, ad eccezione della parete anteriore, per permettere il traino delle due immense navi romane dalla sponda del lago all'interno del museo. La prima nave approdò alla sua definitiva sistemazione il 18 novembre 1935, la seconda il 20 gennaio 1936.
Il museo fu inaugurato il 21 aprile 1940, alla presenza delle più alte personalità istituzionali, tra cui il Capo del Governo Benito Mussolini, con un eloquente discorso del Ministro per l'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai.
La notte del 31 maggio 1944 un incendio devastò il museo sul lago distruggendo completamente le navi di Caligola, esempi unici rispetto ad altri relitti dell'antichità rinvenuti anche nei decenni successivi nelle ricerche subacquee; si persero anche i tre piccoli scafi, l'ancora in legno con ceppo in piombo e tutta la documentazione scientifica esposta. Il drammatico evento lasciò costernato il mondo scientifico italiano ed estero e il Ministero dell'Educazione Nazionale, all'epoca competente, decise la ricostruzione del museo, finanziata e diretta dal Ministero dei Lavori Pubblici, e la realizzazione dei modelli degli scafi distrutti, in scala 1:5, che il Ministero della Marina affidò agli Stabilimenti di Castellammare di Stabia. Il museo fu riaperto il 25 novembre 1953 privo, ormai per sempre, del suo rapporto con il contenuto per il quale era stato concepito; fu di nuovo chiuso nel 1963 a causa di ulteriori problemi sorti alla strutture dell'edificio e riaperto solo il 14 dicembre 1988, oramai privo della maggior parte degli oggetti un tempo esposti che, per decisione del Ministero dei Beni Culturali, furono lasciati nei magazzini del Museo Nazionale Romano in attesa della risistemazione espositiva di quest'ultimo.

Da poco il museo di Nemi è stato oggetto di un felice rinnovamento. Il recupero di questo museo parte dalla sua ritrovata vitalità derivante dal significativo arricchimento dei reperti provenienti dall'area che ora custodisce ed espone per la prima volta in occasione della mostra permanente su Caligola. Ciò è associato ad un programma di risanamento e riconfigurazione dell'edificio che si affianca al più esteso rinnovamento degli allestimenti che comprende anche la valorizzazione e il potenziamento del settore delle navi romane e dei servizi museali.
Nel nuovo allestimento l'ala sinistra è dedicata alle due imbarcazioni rappresentate nei due modelli in scala 1:5 realizzati in seguito all'incendio del 1944. Sul fondo dell'invaso è collocata la ricostruzione, a grandezza naturale, dell'aposticcio di poppa della prima nave, su cui sono state posizionate le copie bronzee delle cassette con protomi ferine. Il riallestimento delle grandi navi romane, vere e proprie architetture galleggianti decorate con preziosi bronzi, marmi e sculture, ha l'obiettivo di restituire un'esatta percezione, a grandezza naturale, delle navi imperiali e di contestualizzare le testimonianze che si sono conservate, avvalendosi di un duplice linguaggio: multimediale e materiale.
L'invaso di destra è dedicato al santuario di Diana e al contesto territoriale, dall'età pre e protostorica a quella repubblicana e imperiale, con particolare riguardo alle pratiche di culto, ai miti collegati alla divinità aricina e alla consuetudine di edificare sontuose dimore nel paesaggio nemorense. Attorno alla presenza di Caligola a Nemi, la sezione centrale di questa parte del museo, si sviluppa il filo conduttore che lega il lago alla divinità aricina e ai presupposti storici e culturali che hanno prodotto le straordinarie architetture galleggianti di cui si rende conto nell'ala sinistra del museo. La mostra, concepita in occasione delle celebrazioni per il bimillenario di Gaio Cesare Germanico, ha un carattere permanente ed ha rappresentato l'occasione per rinnovare l'allestimento del museo, sia pure limitatamente all'invaso destro. Si è inteso gettare una nuova luce sul personaggio e raccontarne la storia, le caratteristiche e l'influsso della sua figura nella cultura moderna e contemporanea. La sua presenza è evocata con l'esposizione della statua marmorea di imperatore sul trono, alta oltre due metri, di recente recuperata dalla Guardia di Finanza - Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico, che è stata oggetto di un accurato lavoro di restauro. Con la nuova esposizione si presentano inoltre per la prima volta ad un vasto pubblico i reperti provenienti dal Santuario di Diana, finora conservati presso i magazzini del museo di Palazzo Massimo e delle Terme di Diocleziano.

Bibliografia

  • G. Ucelli, Le navi di Nemi, Roma 1950.
  • G. Ghini, Museo Navi Romane – Santuario di Diana, Roma 1992
  • F. Savelli, Guido Ucelli e le navi di Nemi. Innovazioni nell'approccio alla conservazione e al restauro negli anni Trenta del Novecento. Tesi di laurea triennale in Storia e conservazione del patrimonio storico-artistico, Università degli Studi Roma Tre, a.a. 2004/2005, Rel. Prof. M. Micheli
  • F. Savelli, L'Archivio Guido Ucelli. Indagine su una esemplare vicenda archeologica e conservativa nella prima metà del Novecento. Tesi di laurea specialistica in Storia dell'arte, Università degli Studi Roma Tre, a.a. 2005/2006, Rel. Prof. M. Micheli
  • L. Romagnoli, Dalla mostra al museo: un'ipotesi di valorizzazione, in Caligola. La trasgressione al potere. Catalogo della Mostra, a cura di G. Ghini, Roma 2013, pp. 337-341